Memory’s Rooms

Roberta Semeraro

“La seconda visione mi riportò anch’essa ad un’epoca recente, benché anteriore di molto a quella della prima: una stanza, ma non so quale, perché più vasta di qualunque altra che vi è realmente…
La stanza era tutta bianca ed anzi io non vidi giammai una stanza tanto bianca né tanto completamente illuminata dal sole.
Il sole di allora passava attraverso le pareti?”

Così scrive Zeno Corsini il 3 maggio del 1915 dando un’ultima boccata alla sigaretta accesa mentre è sdraiato sulla poltrona Club del suo studio.

Nelle opere dell’artista veneto Oscar Alessi compaiono una sedia e una poltroncina rossa che ricorda vagamente la poltrona di Zeno, dalle quali sembrerebbe che si siano appena alzati i suoi personaggi maschili che camminano e si soffermano in piedi con la sigaretta in mano ad osservare fuori dalla tela. Il realismo esistenziale dal quale provengono queste figure è inequivocabile se si esamina il materiale fotografico autografo del pittore. Infatti in una delle tante fotografie scattate da Alessi nella sua continua ricerca di luoghi abbandonati dall’uomo, compare un interno di un appartamento deteriorato dal tempo o forse distrutto da un bombardamento della guerra, con tanto di sofà ed una poltrona Club in pelle rossa. Lo spazio di una stanza o di più stanze e comunque sempre d’interni, si carica di una valenza metaforica nella pittura del realismo esistenziale, corrente culturale che accomunò la ricerca artistica di un gruppo di pittori ed intellettuali della Milano degli anni ’50 che raffiguravano l’uomo nella sua realtà fenomenica ed esistenziale.

Alessi violando il diritto alla privacy – moderno concetto di alienazione umana tanto caro alla nostra civiltà capitalista – entra con la sua pittura indagatrice nello spazio privato di altre esistenze che cerca di individuare attraverso gli oggetti abbandonati o semplicemente con la suggestione stessa del luogo. La fotografia, come afferma l’artista, è il mezzo nel suo lavoro che lo aiuta a fissare un’emozione, una sensazione positiva o negativa che si ha guardando le cose e che evita che le cose stesse scappino. E talvolta sono proprio le cose, silenziose testimoni dell’esistenza a raccontarla, come le sigarette dipinte da Alessi nelle mani dei suoi personaggi.

Da quella sigaretta dalla quale Zeno tentava di liberarsi fluiscono i pensieri sviscerati dalla coscienza.

 

 

E ancora Alessi riprende dalla fotografia di un vecchio appartamento lo stesso letto dalla coperta a righe che s’intravede nel dipinto dell’appartamento del vescovo. Un umile letto, quasi una branda come dovrebbe essere il giaciglio di un uomo dedito anima e corpo a Dio. Ma il bisogno di una risposta all’esistenza tradisce la debolezza umana e diventa potere insinuante nelle mani della Chiesa. Ed è così che la croce ritorna a riaffermarsi per due volte nei suoi quadri, rendendo opprimente l’atmosfera medio e piccolo borghese così perfettamente ricostruita nei toni opachi dell’acrilico della pittura. Questi ambienti rifatti nel segno della croce, per la loro austerità riportano comunque ad un’idea di istituzioni, di scuola, di caserma e quindi sempre al potere che assoggetta la mente umana. Ma nella pittura di Alessi non c’è nessuna denuncia o intento critico, la sua arte vuole solo rimuovere gli strati profondi della coscienza partendo da dati reali e come dire, alleggerire quel senso di pesantezza che spesso grava sull’esistenza. Tra le diverse fotografie dei luoghi scattate da Alessi, si riconoscono alcuni angoli della città di Berlino che è l’esempio più evidente del potere prima nazista e poi comunista, che ha deviato la mente umana sino a trascinarla nella follia. Di Berlino attrae l’artista il suo gelido aspetto monumentale che nasconde il tragico destino di coloro che l’hanno vissuta e le cui ombre continuano ad abitare tra le mura delle case della loro progenie.

Ma la suggestione degli spazi architettonici è diventata un’esigenza condivisa da diversi artisti nell’epoca contemporanea e lo dimostrano i vari Padiglioni dell’ultima Biennale di Venezia e soprattutto i quattro Parapadiglioni degli artisti Song Dong, Franz West, Monika Sosnowska e Oscar Tuazon chiamati dalla curatrice Bice Curiger a creare degli interni che possano essere “contenitori” emozionali per ospitare il lavoro di altri artisti. In particolare Oscar Alessi è stato attratto dal Parapadiglione della Sosnowka una sorta di scenografia di un vecchio interno con la carta da parati che ricorda un vecchio ambiente domestico caduto in disuso. Il senso dell’abbandono dello spazio nella pittura di Alessi permane nonostante la presenza dei personaggi ed è dovuto al vuoto costruito in alcuni dipinti con la profondità dell’infilata degli ambienti che si aprono l’uno nell’altro, e in altri con piani pittorici dai colori uniformi che fanno da sfondo alle figure.

Negli interni di Alessi non ci sono porte e finestre perché l’immaginazione possa attraversare liberamente le stanze della memoria. Lo spazio reale diventa spazio metafisico dove non circola aria tant’è che non può esserci rumore e nemmeno luce, prova evidente è la quasi totale assenza di ombre degli oggetti e delle figure. Della pittura metafisica si riscontrano, nei dipinti di Alessi, i colori piatti e l’immobilità totale. Ancor più in Alessi lo spazio stesso si dilegua e scompare assorbito dal colore nel tentativo di ricreare uno spazio emozionale, ed è questo che spiega la predominanza dei contrasti cromatici. La sua pittura è diretta più ai sensi che alla mente ed è la percezione dello spazio e dei suoi oggetti ad evocare la presenza umana. David Hume definì la memoria come il persistere attenuato della percezione iniziale. Pensiero che fu superato da Bergson nel suo trattato “Materia e memoria” dove la memoria stimolata dalla percezione diviene un accumularsi dei ricordi nel presente e duraturo momento reale e non più nell’istante della percezione.

Nella pittura di Alessi figure del passato vengono richiamate nel presente da percezioni e sensazioni reali. L’artista prolunga all’infinito l’intervallo di tempo della loro presenza nel dipinto, immobilizzando le figure nelle loro posizioni iniziali. Nei corpi di costoro non c’è nessuna tensione motoria, solo un’inquietante fissità. Anche quando compaiono più personaggi non interagiscono tra loro, ma semplicemente coesistono nella stessa immagine come nel dipinto dell’uomo con la bombetta e la donna nuda ritratta di profilo. Addirittura l’artista non cerca una relazione proporzionale tra le forme e ne sono una prova evidente quei piccoli omini neri, delle dimensioni poco più di un insetto, che spesso compaiono sugli sfondi. L’artista è pronto a sacrificare il volume per portare il suo sguardo all’interno della forma stessa. Lucien Freid sosteneva che l’arte non dev’essere amena e allietare lo spettatore bensì disturbare, sedurre, convincere. Ed è per questo che Alessi non cerca soluzioni formali piacevoli, al contrario restituisce l’enfasi di una sensazione, di un’emozione nella sua drammaticità.

La giovane donna nuda con il cappotto rende l’idea di quali spaventose proporzioni può essere la crudeltà umana; la tragica colata di colore rosso che scende dal cappotto diventa sangue che sgorga dal suo corpo di vittima. L’artista stesso afferma che la cattiveria e la crudeltà gli fanno esprimere violenza, ribellione, emozione.

E ancora una martire sembra essere la giovane donna distesa su un cuscino bianco di cui è offerta la carne mostrata attraverso lo spacco profondo della veste nera. L’atmosfera di sospensione e di mistero che si respira nelle opere di Alessi riconduce ad una filosofia esistenziale dove la figura umana risorta nell’immaginario dell’arte, diventa una creatura poetica.

Gli uomini, le donne della pittura di Alessi svestiti e vestiti alla moda di altri tempi sono personaggi reali o immaginari ritratti in primo piano e in campo lungo. Noi osserviamo loro e loro ci restituiscono il nostro stesso sguardo. Nella loro diversità e totalità costituiscono una sorta di enciclopedia di uomini del XX secolo come la raccolta dei ritratti di August Sander. I numerosi e bei disegni di Oscar Alessi rivelano oltre all’abilità della mano, una rapidità nell’annotare con la matita un gesto, un volto che ricordano la capacità dei grandi maestri della fotografia di cogliere le moment decisive in cui l’essere si rivela per quello che è e non per quello che appare.

L’artista confessa che il disegno per lui nasce più spontaneo della parola detta o scritta, che quando disegna lo fa senza pensare. E osservando i suoi disegni si comprende chiaramente che l’artista ha una propensione naturale per la figura umana di cui lo interessa non tanto il suo essere relazionale quanto il suo essere assoluto nel mondo. Non a caso Alessi toglie la maschera all’uomo con il cappello e ne sdoppia l’identità su una bicicletta, o ne addossa sulle spalle il peso di una gigantesca conchiglia. Come per molti artisti, i disegni per Alessi sono talvolta diari personali nei quali si scrivono idee ed immagini rielaborate poi nella pittura.

Il disegno dell’uomo sotto il peso della conchiglia ritorna nel dipinto dell’uomo conchiglia. Entrambi sono una citazione delle teorie economiche della decrescita di Latouche e rappresentano nel disegno l’uomo contemporaneo schiacciato dal sistema consumistico e nel dipinto, l’uomo che con molta saggezza diventa come il mollusco della conchiglia la quale costruisce il suo guscio in proporzione alla mole del proprio corpo. Nonostante l’artista segua una poetica intimistica non si può dire che la sua arte sia estranea alle problematiche che affliggono la società contemporanea.

Nel dipinto con gli uomini/numeri l’artista descrive nelle sagome bianche dei personaggi senza volto, l’inesorabile mancanza d’identità e l’omologazione alle quali sono costretti da una società globalizzata. E ancora Alessi dipinge sopra un pannello di cartone dove sono attaccati i bilanci di una società bancaria, un’articolata scenografia di stanze che si aprono l’una nell’altra. La composizione pittorica è animata da silhouette nere di enigmatici personaggi posizionati negli angoli o dietro le quinte delle pareti, come se si volessero celare allo sguardo. Le pareti stesse sono imbrattate da brandelli di esistenze del passato e di oggi, con figure singole e in gruppo date come miniature. I grigi, i bianchi e gli aranci di cui si tinge l’ambiente rendono l’atmosfera così decadente e affascinante da suscitare nello spettatore una certa malinconia. Malinconia di un passato che non è più e di un presente senza futuro, di aspettative tradite e di sogni che diventano incubi. Delusioni, illusioni, incertezze, certezze, paure, desideri, angosce è in questo magma esistenziale che il pittore intinge il suo pennello. Ma l’onestà intellettuale di Alessi lo porta a dichiarare i padri putativi della sua arte; Schiele, Rainer, Bacon. I maestri della defigurazione, che hanno saputo scavare la materia umana mettendone a nudo la sua verità. Dall’espressionismo di Egon Schiele arrivano le linee nervose che intercettano l’inconscio. Dall’ossessione della sovrapittura e del sovradisegno di Arnulf Rainer arriva l’impeto di graffiare la tela.

Nel volto del ritratto della cognata, Alessi interviene direttamente sulla pittura graffiandola, per cercare di far apparire quella semplice e pura bellezza che sa appartenere alla donna così come fa anche nel suggestivo primo piano di un uomo di cui s’indovina il volto attraverso il velo delle pennellate bianche, blu, rosse e nere.

E ancora nel dipinto l’uomo con braccia conserte il corpo di costui è trasfigurato attraverso pennellate nervose che si sovraimprimono sulla pittura stessa. Il personaggio è completamente assorto nel suo pessimismo esistenziale. I toni dei colori sono cupi e i segni delle pennellate bianche sembrano scariche elettriche sul corpo umano.

L’uomo dal volto nero in primo piano è scarnificato con solchi bui e profondi che ne evidenziano l’ossatura. Non è l’età dell’uomo che interessa all’artista quanto il suo stato esistenziale. Il corrugarsi pensieroso della fronte di costui sottintende le preoccupazioni che consumano la carne così come la vita. La negazione dell’estetica, la scomposizione, la dissonanza dei colori nei volti riportano Alessi alla “deformità” inventata da Bacon nella sua pittura. L’artista di Dublino, pioniere della Nuova Figurazione inglese ebbe un rapporto di stima e solidarietà con Graham Sutherland e il pittore Lucien Freid. Le opere di Bacon esposte a Torino del 1958 influenzarono le scelte artistiche dei pittori italiani del realismo esistenziale.

Il giovane uomo con giacca nera su fondo verde con le gambe incrociate, si avvita su se stesso nell’atto di congiungere le mani e intrecciarne le dita tra loro. Lo spettatore è attratto subito dai colori vivi dell’immagine che a prima vista appare nitida e ben definita nelle sue linee morbide e flessuose, ma immediatamente dopo, mettendo a fuoco i particolari delle mani e del volto deformi, lo spettatore viene respinto. La visione simultanea del volto secondo due prospettive diverse si rifà al cubismo sintetico di matrice picassiana. Ma Alessi nella sua pittura non cerca la figura umana nella geometria ma al contrario lavora deformandone i volumi.

Una sensazione di soffocamento è restituita dall’uomo con l’indice puntato dove la parte inferiore del volto del personaggio che indica misteriosamente qualcosa o qualcuno, si deforma in una membrana che ne va ad otturare la bocca. Quello che interessa veramente l’artista nel caso di Alessi è l’analisi introspettiva attraverso le superfici dell’epidermide per intercettare quei dinamismi che animano i pensieri e le emozioni.

Per esempio la testa calva dai lineamenti regolari della figura femminile ritratta in primo piano nel suo silenzio esistenziale diventa nella pittura di Alessi una sfera incandescente, della quale la scomposizione e mescolanza dei colori tra loro restituisce il ribollire di sensazioni, pensieri ed emozioni. Ed è per questo che la pittura di Alessi seppur statica nell’impostazione mantiene quella temperatura corporea che appartiene alla vita. Il volto sensuale della donna si adombra in una sensazione di malessere che si diffonde al suo corpo e che arriva a negare la sua bellezza originaria facendole socchiudere in modo innaturale una palpebra dell’occhio. Lo spettatore viene subito rapito da un senso di spaesamento di fronte a questa immagine e non può fare altro che osservare bene e domandarsi quali siano i pensieri che tormentano costei, e senza accorgersene si trova a condividere il suo malessere interiore.

Nel primo piano della donna nuda ritratta di profilo il grande occhio nero dalla forma allungata tradisce una sguardo di sfida e di follia. La giovane donna infatti sembra da una parte ostentare le nudità del suo corpo e dall’altra non esserne neanche consapevole. In uno dei disegni di Oscar Alessi è ritratto il pittore inglese Graham Sutherland mentre è seduto con le mani legate dietro la sedia. Non è un caso che Alessi abbia pensato a lui in quanto la pittura di Sutherland si affermò per le sue indagini dell’inconscio e le sue ambientazioni cariche di suggestioni psicoanalitiche.

L’uomo con la giacca nera e il fazzoletto bianco nel taschino è un personaggio che si materializza dalla suggestione del luogo e si manifesta al pittore in una delle tante case abbandonate. Infatti lo stesso ambiente è sapientemente ricostruito con bianchi e neri proprio come le ambientazioni dei film noir. Le cornici delle porte aperte sono riquadrate di rosso esattamente come in una delle tante fotografie d’interni scattate dall’artista. Il colore rosso segnala allo spettatore il pericolo. L’uomo osservato in un campo stretto, aggrotta le sopracciglia nere in uno sguardo tenebroso, così intenso da fare impietrire per la paura. Che sia un’indecifrabile apparizione dell’inconscio lo conferma il dato estremo ed illogico del suo ventre nudo che assomiglia a quello di una donna. All’altezza del petto s’intravede nell’apertura della giacca una macchia nera e nella mano sinistra sembra stringere qualcosa. Tutti gli elementi sono talmente enigmatici in questa strana figura da farla apparire come un’allucinazione.

Uno sguardo di analoga forza espressiva è quello del vescovo il cui volto è illuminato dal rosso scarlatto della mitra e dal bianco dell’abito cerimoniale. La composizione pittorica è giocata sul contrasto evidente tra il realismo dei suoi tratti fisionomici e le linee stilizzate ed essenziali del cappello e dell’abito, come a dire che il potere è una veste che chiunque può indossare. Gli occhi del vescovo s’insinuano minacciosi nella coscienza dello spettatore generando in quest’ultimo un senso di colpa per quello che ha fatto o non ha fatto.

 

 

Nel volto dell’uomo con la bombetta e il bastone in mano, le sopracciglia sono delineate come quelle che nei fumetti indicano i cattivi e così lo sguardo dell’uomo diventa sprezzante, crudele. La donna dal profilo spigoloso è evidenziata nelle nudità provocanti del corpo. L’abbigliamento ricercato dell’uomo e il suo atteggiamento affettato rispetto alla figura femminile, restituiscono un’atmosfera da bordello accentuata dai toni squillanti del rosso scarlatto che predominano nella tela.

Il volto di costei ritorna nel dipinto della donna con abiti come ad evidenziare la miseria della sua condizione umana. La tristezza che si legge nel suo sguardo è restituita dai colori spenti dello sfondo suddiviso in tre uniformi campiture cromatiche. Tonalità che vengono poi riprese nella blusa e nella gonna della donna. Lo stesso volto rimarcato nei particolari si riconosce in uno dei primi piani. Le donne che popolano la pittura di Alessi, sono per lo più donne dalla bellezza androgina. L’artista cerca i volti dei suoi personaggi tra i conoscenti, tra la gente comune e ne sono testimonianza i numerosi disegni. L’artista confessa che è attratto dall’ambiguità del genere umano ed è per questo che l’affascina la parte maschile nelle donne e quella femminile negli uomini.

L’impostazione pittorica della donna nuda in camicia e cravatta ricorda il celebre “Urlo” di Munch ma nel dipinto di Alessi il volto non è tragicamente sgomento, piuttosto dalle labbra dischiuse si intuisce uscire un sibilante “nooo…” di disperazione. L’ovale della testa si ripete nelle zone di luce e di ombra intorno agli occhi della donna, restituendo quel difetto estetico causato dal pianto e dalla stanchezza eccessivi che comunemente è chiamato “borse degli occhi” poichè appesantisce lo sguardo. Il volto così simmetricamente scomposto diventa come una maschera. L’effetto finale che si riceve da questo dipinto costruito tra l’ambivalenza dei bianchi e dei neri calibrati dal colorito della carne ripreso nei listoni di legno del pavimento, è quello di disperata solitudine esistenziale sottolineata anche dalla minuscola sagoma nera di un personaggio che compare sullo sfondo come se fosse in un immaginario deserto.

Lo stesso ovale del volto della donna in camicia e cravatta ritorna nel ritratto giovane donna dal collo lungo che ricorda per l’impostazione, i ritratti di donne di Modigliani. Ma il volto dipinto da Alessi ha un’aria esotica di derivazione espressionista forse per via del colorito bruno, delle narici pronunciate e delle labbra carnose.

Il volto dell’uomo con le ali è una figura eroica, senza troppa enfasi, che riaffiora dall’inconscio. Dai colori acidi come il verde che spesso Alessi ritrova nei luoghi abbandonati, può nascere la bellezza. Una bellezza antica e fredda com’era quella degli eroi di un tempo andato e che l’artista cerca di cogliere nel tratto nervoso e ribelle del carboncino. Ma i personaggi che s’incontrano nella pittura di Alessi sono soprattutto uomini il cui eroismo non è nelle azioni ma nella loro stessa esistenza. La loro vera bellezza non è nell’apparire ma nell’essere. Il volto dipinto in primo piano della donna in verde che descrive una bellezza d’altri tempi, dimostra come il concetto stesso di bellezza sia mutevole. Ma lo sguardo materno di costei rassicura l’artista; la bellezza è nella vita basta soltanto riconoscerla. E nei dipinti di Oscar Alessi non c’è solo dramma, insofferenza, dolore ma anche una serena consapevolezza di quello che siamo e di cosa facciamo.

Nel dipinto della coppia di uomo e donna in abiti eleganti, l’uomo sorride compiaciuto del suo ruolo sociale e familiare mentre affettuosamente sorregge la delicata mano della sua compagna. I volti sono descritti nelle loro fisionomie così come i vestiti nei particolari. Il dialogo emotivo che s’instaura tra i due personaggi, si contrappone alla solitudine dell’uomo con il cappello che sosta all’angolo dell’edificio sullo sfondo. L’eleganza formale delle figure umane è ripresa dall’artista nell’ambiente ricostruito con una perfetta prospettiva fatta dai diversi piani di lettura dell’immagine. L’azzurro del primo e del penultimo piano bilancia perfettamente il nero del secondo piano e del completo scuro dell’uomo, riprendendo i toni del vestito della donna. Il risultato ottenuto dal pittore è di armonioso equilibrio compositivo ed è proprio questo il senso dell’esistere dei due personaggi lì insieme in quel preciso momento. Affinché l’uomo possa cogliere questa impalpabile poesia nella vita, è necessario soffermarsi e osservare bene. Ed è così che si comporta l’artista nel suo autoritratto mentre si accarezza il capo pensieroso.

E ancora rivolgono lo sguardo allo spettatore il giovane uomo in verde seduto con le gambe incrociate e la giovane donna al davanzale della finestra. L’artista chiama i suoi dipinti “gli osservatori” sottolineando l’importanza di questa sua personale attitudine a guardare aldilà delle apparenze, che dovrebbe diventare una disciplina morale per molti oltre che essere una pratica artistica. Il giovane uomo in verde è seduto a terra in una posizione meditativa. Ma i suoi occhi sono tutt’altro che chiusi e questo vuol dire che il suo pensiero è stimolato dall’esterno, da quello che lui stesso osserva. I pensieri e le emozioni di costui sono restituiti dalle belle tonalità del colore verde che contraddistinguono la pittura di Alessi. Delle macchie nere, tocchi fluidi di pennello che sembrano debordare dalla capigliatura stessa dell’uomo, si diffondono attorno alla testa corvina come a significare che la pittura è fatta dalla stessa materia dei pensieri. La sensazione che si ha davanti a questo dipinto e davanti a quasi tutti i dipinti di Alessi, è di una costante presenza.

I volti di Alessi stabiliscono sempre un contatto con chi li guarda, incollandone lo sguardo. Nel momento stesso che li osserviamo, senza rendercene conto siamo osservati da loro. È questa la forza introspettiva che raggiunge la pittura figurativa di Alessi. Nella sua arte non c’è nessun intento narrativo ma al contrario essa destabilizza lo spettatore abbattendo le barriere della logica comune. La prima impressione che si riceve dalla giovane donna al davanzale, è quella di essere invitati ad osservare il mondo fuori dalla finestra insieme a lei. Le labbra appena dischiuse creano nello spettatore un momento di sospensione, come se costei volesse confidarci qualcosa. Nell’inquadratura della finestra vista nel suo angolo destro, compare il muro dell’edificio adiacente. La finestra guardata da questo punto di osservazione, diventa una finestra cieca. L’ambiente stesso seppur ricostruito secondo le sue esatte geometrie spaziali risulta essere piatto, privo di qualsiasi profondità. È come se lo sguardo della giovane fosse stato respinto da quel muro vicino a lei; è questa la rivelazione che la donna vuole fare allo spettatore? La composizione pittorica che varia tra le tonalità calde dei marroni, dei grigi e del nero, s’illumina al centro di un bianco intenso che pone l’accento sul fulcro dell’immagine. Alessi dimostra di avere una grande sensibilità per il colore di cui conosce le singole sfumature. La sua tavolozza è ricca di tonalità diverse e talvolta è il colore stesso ad esplodere dalle figure.

Il giovane uomo in rosa e l’uomo in bianco nelle loro posizioni decentrate rispetto al poligono della tela, sono una soluzione compositiva che permette al pittore di scomporre l’immagine in due grandi campiture cromatiche perfettamente bilanciate tra loro. Alessi veste di colore i suoi personaggi.

Un esempio di questo virtuosismo pittorico è l’elegante uomo con la camicia bianca appena sbottonata e la giacca nera che attraversa di sbieco la tela, del quale l’artista indica allo spettatore i colori di cui si compone la figura nelle due fasce nere sullo sfondo bianco.

Oscar Alessi, che vive a Castelfranco Veneto e si è formato come artista nel Veneto, non può prescindere dalla grande tradizione veneta dei maestri del colore del XV e XVI secolo. Dal blu oltremare delle Vergini di Cima da Conegliano, dal rosso tiziano e dal tonalismo di Giorgione arrivano i pigmenti dei colori di Alessi.

E soprattutto il rosso dei ritratti di Tiziano Vecellio, viene ripreso da Alessi nel volto della giovane donna in rosso con capelli a caschetto. Il pittore riesce a dare con questa immagine l’impressione viva del colorito roseo del volto della donna attraverso la gestione dei rossi che ne infiammano le guance e le labbra. Ma che il colore abbia una forza suggestiva non è una novità, nel Mandala i bhuddisti dicono che il colore esprime i pensieri, le emozioni, le intuizioni più intime di chi lo disegna e che analizzare il significato dei colori aiuta a comprendere i messaggi dell’inconscio.

Nella fotografia scattata da Alessi che mi ha fatto ritornare in mente all’inizio del discorso alcuni brani del romanzo di Italo Svevo, accanto alla poltrona compare un sofà rosso. Ho una curiosità forse banale: mi piacerebbe scoprire se Oscar si sia mai seduto su quel sofà. Perché è così che immagino l’artista come Zeno nella sua stanza, gettato sul sofà mentre si è appena addormentato con impressi nella retina il magnifico verde del mare, il rosso ancora pallido del sole. Ma dopo un po’ si risveglia e con sua grande sorpresa rivede quel verde smeraldo dappertutto ma che in un attimo viene distrutto dal rosso.

E in quel rosso fiammeggiante bruciano i ricordi passati e le emozioni del presente in un incendio spaventoso che si dilata nella stanza e oltre la stanza.